libriamoci a scuola

Continua il ciclo di interviste a chi si occupa in prima persona di promozione della lettura: librai, bibliotecari, blogger, esperti di illustrazione e letteratura per ragazzi e per l'infanzia. L'appuntamento di oggi è con Carla Ghisalberti.

della Redazione

Continua il ciclo di interviste (leggi QUI le altre) a chi si occupa in prima persona di promozione della lettura: librai, bibliotecari, blogger, esperti di illustrazione e letteratura per ragazzi e per l'infanzia. Carla Ghisalberti si occupa di letteratura per l'infanzia dal 1997. Nel 2003 ha fatto nascere "Mi leggi ti leggo" che accende la passione per la lettura e gira per scuole, biblioteche e librerie. Appena le si offre la possibilità, legge libri ad alta voce a chiunque abbia voglia di starla a sentire. Quando le chiedono che lavoro faccia risponde: "Metto insieme bambini e libri. Cerco di trasformare ogni bambino in un giovane lettore". Nel 2011 dà vita al blog Lettura candita, che cura con la collaborazione di Eleonora Rizzoni, Lulli Bertini, Gabriella Barbieri, Daniela Tordi, Anna Becchi e Giorgia Mosna.

1. Come sei arrivata alla promozione alla lettura, qual è il tuo percorso professionale?

La mia formazione è quella che si può definire, con un termine desueto, umanistica: sono una storica dell'arte che ha studiato e si è occupata di scultura architettonica medievale per un certo numero di anni. In un momento in cui il mio tempo libero era "magicamente" aumentato, ho deciso di impiegarlo in modo proficuo, leggendo a bambini e bambine in ospedale, come volontaria.

Muovendomi tra gli scaffali di una biblioteca in mezzo a buona letteratura per l'infanzia e leggendo ad alta voce con altri, ho capito che questo tipo di attività poteva rivelarsi utile anche in contesti più ampi. Così, attraverso molteplici occasioni di formazione, ho cercato di dare a quest'attività basi più solide. Lentamente è diventato un impegno professionale che ormai da  vent'anni porto avanti e che attualmente si articola in diversi percorsi: quello della promozione della lettura vera e propria con progetti nelle scuole, nelle biblioteche, nelle librerie; quello della formazione di nuovi promotori della lettura, quello della critica. Quest'ultimo, ovvero scrivere di libri su Lettura candita, ha una funzione meramente di servizio nei confronti di chi si occupa di letteratura per l'infanzia. Scrivere ha il doppio scopo di "mettere ordine" nel mio archivio mentale delle buone letture e, nel contempo, di rendere un servizio, o più modestamente, di offrire uno spunto di riflessione a chi si occupa di pedagogia della lettura.

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2. Fai una breve presentazione di te e delle tue attività legate alla lettura in particolare nelle scuole.

Ho i capelli bianchi, in molti sensi. Mi considero e, temo, mi considerino una sorta di veterana di questo strano mestiere. Ho cominciato a lavorare nelle scuole nel 1997. Si trattava di una gagliarda scuola dell'infanzia di Roma e di una ancora più gagliarda maestra a cui proposi un percorso di lettura lungo un anno scolastico. Lei scommise su di me allora e io oggi, a vent'anni esatti da quell'esperienza, scommetto su di lei, considerandola una delle mie più valenti e attente allieve dell'ultimo corso di formazione. Il cerchio si è in qualche misura chiuso.

Le attività che attualmente presento nelle scuole hanno come obiettivo primario quello di "costruire" lettori e lettrici. Per questa ragione i percorsi che propongo sono, di solito, lunghi e articolati. Ho lavorato con scuole dell'infanzia, elementari e medie e solo episodicamente con i piccolini dei nidi e con i grandi delle scuole superiori. Forse il progetto che mi ha dato più soddisfazione e che da più tempo viene richiesto nelle scuole si chiama Biblioteca Robusta. A parte le differenti declinazioni che ha preso di volta in volta al fine di venire incontro alle esigenze delle singole scuole che lo hanno richiesto, Biblioteca Robusta è un percorso che prevede incontri di presentazione, dai quattro ai sei libri per incontro, di una bibliografia di qualità che può contenere una ventina di titoli in totale. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze hanno circa un mese per leggere, in autonomia o insieme, i libri che più hanno colpito il loro interesse. Tra un incontro di presentazione e l'altro il progetto prevede che io torni da loro per una discussione condivisa  sui libri e sulla lettura che ne hanno fatto. In definitiva, non solo si legge, ma si cerca di ragionare in modo personale su quello che si è letto. Di solito, sono semi che radicano. In tal modo ho visto ragazzini e ragazzine appassionarsi a un autore, o a un illustratore, ho visto crescere il loro senso critico, la loro capacità di difendere o attaccare un'idea, ho visto fortificarsi la loro consapevolezza di sé, ho visto arricchirsi il loro lessico, il loro modo di esprimersi e di pensare.

3. Perché per te è importante fare promozione alla lettura e leggere ad alta voce?

Mi sembra che parte della riposta a questa domanda sia già espressa nelle righe finali che la anticipano. Posso aggiungere che promuovere la lettura - e non intendo solo con i piccoli - significhi dare uno strumento in più alla persona per conoscere se stessa. I libri, o meglio, i buoni libri sono utili mappe di orientamento per leggere la realtà, per costruire il proprio immaginario, per confrontarsi con le grandi domande che la vita sottopone. Le storie, le buone storie, sono sempre naturale terreno di incontro tra persone anche molto diverse tra loro. Io spesso, per spiegare uno degli obiettivi primari della promozione delle lettura, paragono il libro a una sorta di "zona franca" in cui trovarsi con se stessi e con gli altri per ragionare, divertirsi, piangere, in tutta libertà.

In questo senso, l'azione di leggere ad alta voce, ovvero di condividere testi e immagini, con altre persone, conferma e rafforza l'idea che dentro un libro, tra le sue figure, nella storia che racconta, ci si incontra, ci si conosce, ci si cresce.

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4. Come costruisci i tuoi percorsi di lettura? Come sono strutturate le tue letture con i bambini?

Diciamo che sono in sempiterna ricerca di buone storie. E questo, quasi automaticamente, mi tiene lontana dai libri che considero costruiti su un tema, magari di attualità, magari utile ad affrontare una determinata situazione: dalla morte del nonno,  all'arroganza del compagno di classe...

Nella costruzione di un percorso cerco di trovare un filo rosso che tenga insieme più libri, ma spesso nella scelta di questo denominatore comune provo a costruire nessi imprevedibili che possono avere a che fare con elementi nascosti o marginali. In tale prospettiva, il mio obiettivo è quello di suggerire punti vista non consueti, creando curiosità e attenzione in chi mi ascolta. Di recente, e con onestà devo dire di aver stupito anche me stessa mentre mi ascoltavo leggere, in un incontro di presentazione ho messo in sequenza un brano del Frankenstein di Mary Shelley con un brano di Flora & Ulisse di Kate Di Camillo: un vero corto circuito cerebrale che ha sortito effetti inaspettati e felicissimi nelle persone in ascolto.

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5. Hai un tuo metodo? Quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Non so se si tratti di un metodo vero e proprio, ma posso dire che a ogni incontro cerco di mantenere salve alcune condizioni: la mia libertà di pensiero, l'onestà intellettuale; la qualità dell'opera; il rigore nell'assumermi la responsabilità di ciò che sto proponendo, di ciò che sto dicendo; il rispetto del pensiero altrui; la possibilità di replica e di confronto per tutti coloro che partecipano; la fruizione libera da parte di ciascuno. Mi pare però che tutto questo non debba essere circoscritto alla sola attività di lettura condivisa, ma più in generale, sarebbe bello poterlo applicare sempre.

I maestri si riconoscono con la distanza, voltandosi indietro. Sono cresciuta alla "scuola" degli Hamelin, cui sono grata da sempre e per sempre. E, per osmosi, i loro maestri sono stati un po' anche i miei, cammin facendo. Flavia Manente è stata un altro "incontro" da cui ho appreso tanto, per esempio in fatto di rigore. Tuttavia sono una che ha "rubato" anche da maestri occasionali, che non si sono neanche accorti di essere stati per me di esempio.

6. Quali sono le caratteristiche che un libro per bambini deve avere per essere un buon libro?

Devono essere fatte salve alcune caratteristiche che attengono all'esperienza estetica che elaboro nel prenderlo in esame. Devo trovare una storia, un'illustrazione, una veste editoriale di valore e convincenti. Personalmente preferisco libri che pongano questioni piuttosto che libri che diano risposte. Cerco di tenermi lontano da visioni o letture della realtà troppo adulte o strumentali (i libri a tema, i libri furbetti, che strizzano l'occhio ai bambini).

Mi piace trovare in un libro un'idea, un punto di vista, un taglio, una forma, un lessico, una paletta di colori, un segno che non siano convenzionali e che mantengano sempre alto il livello di cura realizzativa e del pensiero che li ha generati. Ma questo l'ho già detto.

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7. Quali sono per te i tre libri più belli per bambini dai 3/6 anni?

Detesto questo genere di domande che mi costringono a chiudere, e restringere un panorama che invece ha la sua bellezza nell'essere multiforme e spazioso. Quindi dirò qui quelli che in questo preciso istante considero i tre più bei libri per bambini e bambine dai 3 ai 6 anni. Domani, ne sono certa, saranno altri tre, ma io sarò altrove a dichiararli.

Fortunatamente, di Remy Charlip. Lo considero un libro "perfetto": un orologio di assoluta precisione e, nello stesso tempo, un libro di filosofia irrinunciabile per capire dove sia meglio andare.

La trilogia di Jon Klassen sui cappelli, che considero un vero maestro dell'albo illustrato. Sa toccare, attraverso un segno e un lessico costruiti su dettagli, corde profonde dell'umanità con un senso dell'ironia tanto raro quanto autentico.

Se vuoi vedere una balena, di Julie Fogliano e Erin Stead. Ha tutte le caratteristiche di una bella poesia. Indescrivibile a parole e, infatti, non ho intenzione di distruggerla qui con definizioni che ne limiterebbero il valore. Leggetelo e basta.

8. Quali sono per te i tre libri più belli per bambini dai 6/11 anni?

A parte che tra 6 e 11 anni ci passa un mondo di cose che cambiano, io direi...

Le fiabe italiane di Italo Calvino, che sono un capolavoro che ogni volta mi auguro accompagni la crescita di bambini e bambine così come ha accompagnato la mia.

Gli unici due libri tradotti in italiano di Ulrich Hub. Quello che si dice saper costruire una bella storia dentro cui c'è molto altro di cui parlare...

La saga dei Mumin, di Tove Jansson: un libro su una dote rara, la gentilezza.

9. Quali sono per te i tre libri più belli per Giovani Adulti?

Un libro che non c'è più e non smetto di rammaricarmene: Piccole storie di periferia, di Shaun Tan.

La stagione delle conserve, di Polly Horvath. Un libro pieno di ironia e poesia. Dopo averlo letto, si sta meglio.

L'isola del tesoro: non credo che si possa diventare grandi senza averlo letto. Ora, inevitabilmente, mi sento in colpa per i tanti torti che ho fatto con il semplice atto di scegliere.

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10. Parlando di promozione alla lettura quanto pensi sia importante il ruolo della scuola e delle insegnanti, della famiglia, della società?

Ognuna di queste "agenzie" dovrebbe contribuire a costruire un pezzetto del futuro lettore, insomma si è chiamati in causa in quota parte.

Partiamo da un fatto: siamo un paese di non lettori, quindi tanto nelle scuole, quanto nelle famiglie si celano questi "resistenti": quelli che non prendono mai un libro in mano, quelli che considerano la lettura out of date, il prestito, l'acquisto di un libro o il farsi sorprendere sulla sdraio al mare con questo oggetto pericolosamente deperibile a contatto con l'acqua, tutto questo lo giudicano un neo nella loro specchiata carriera di analfabeti culturali.

È altrettanto vero che esistono, e ne ho incontrati tanti, lettori forti che si fanno carico invece del lavoro più faticoso, ovvero remare controcorrente. Non è cosa facile.

Se far nascere lettori prevedesse una relazione diretta con i bambini e le bambine, a partire dalla più tenera età, il percorso sarebbe ben più semplice. Chi si sente investito del sacro impegno di costruire lettori, purtroppo, deve fare i conti con il mondo degli adulti. Penso per esempio ai librai cui genitori chiedono libri da maschio o da femmina; promotori che si sentono dire dalle maestre, le favolette gliele leggo anch'io... Insomma è una battaglia che va combattuta su diversi fronti e giorno dopo giorno. Esistono tuttavia delle feritoie in cui insinuarsi per cercare di espugnare il castello e, tutto sommato, esiste un sempre più consistente numero di genitori e insegnanti sensibili e attenti, che del leggere e della pedagogia della lettura hanno fatto un punto di forza nel percorso formativo di figli e scolari. Su di loro occorre fare affidamento.

Al di là di ogni crociata, comunque, credo che più di ogni teoria, insegnata da una cattedra, faccia la differenza una buona pratica. Dare il buon esempio, ovvero leggere come abitudine, oppure farsi beccare spesso con un libro in mano, circondarsi di libri, cercarli, comprarli, volerli e comunque utilizzarli con dimestichezza e naturalezza, sia l'attività più efficace per far sì che leggere diventi buona consuetudine.

11. Quali sono secondo te i fattori che contribuiscono ad ottenere nei giovani un rapporto sano con l’oggetto libro/con la lettura?

La disponibilità, ovvero poter accedere ai libri in assoluta libertà. A partire dagli scaffali alla giusta altezza per arrivare al libro d'arte fuori dalla teca.

La gratuità, ovvero poter leggere o poter condividere la lettura senza dover necessariamente offrire qualcosa in cambio. Un pensiero è comunque ben accetto.

La curiosità, ovvero poter usare la letteratura come ambito di ricerca, in moltissime direzioni, senza darsi limiti.

La responsabilità, ovvero da piccoli avere avuto la fortuna di incrociare adulti consapevoli che si sono assunti il compito di creare dialoghi di interesse su figure e storie, libri condivisi.

12. Qual è Il tuo libro preferito di sempre?

La lingua salvata di Elias Canetti. Ma sto nascondendo un pugno di altri titoli.

13. Qual è la tua citazione letteraria preferita?

"Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire." (da Le memorie di Adriano)

Potete trovare Carla Ghisalberti su: letturacandita.blogspot.it.

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